Protagora, il sofista convertito al trash

Perché il trash non è relativo? Chiediamolo al primo relativista

In compagnia del primo sofista cerchiamo di capire come la bruttezza del Trash possa avere caratteri assoluti.

In questo nuovo appuntamento con la sapienza del Trash vogliamo approfondire un concetto che avevamo accennato nella scorsa puntata (chi se la fosse persa può rimediare subito cliccando qui).
La questione su cui ci vogliamo concentrare è l’assolutezza estetica del Trash.
E per poter discutere di assolutezza vogliamo confrontarci con qualcuno che di termini assoluti proprio non vorrebbe sentir parlare: abbiamo bisogno del parere degli antichi sofisti.

Ve li ricordate i sofisti? Fra i filosofi antichi sono i più snobbati: dopo essere stati accusati da Socrate di essere “prostituti della sapienza”, la loro reputazione è stata, infatti, irrimediabilmente compromessa.
Il disprezzo per loro continua, in molti casi, anche ai nostri tempi. Oggidì, infatti, non è raro trovare insegnanti di filosofia che li disprezzino per il loro subordinare l’insegnamento della sapienza ad un compenso con vile denaro.

Are you fucking kidding me?

Noi dell’ATdC, però, portiamo rispetto a tutti: dagli insegnanti moderni ai loro antenati sofisti, e oggi vogliamo ragionare proprio con uno di questi ultimi.

Protagora: un contemporaneo fra gli antichi

Nato ad Abdera, in Tracia, intorno al 486 a.C. Protagora appartiene ai sofisti della prima epoca; anzi, sembra sia stato proprio lui il primo ad introdurre in Grecia la prassi di discutere dietro compenso.
Allievo di Democrito, egli soggiornò per lungo tempo ad Atene nel periodo in cui Pericle governava la città.

Busto di Protagora

Delle sue opere possediamo solo pochi frammenti e fra questi il più rappresentativo è quello che contiene l’affermazione: “πάντων χρημάτων μέτρον έστίν ἄνθρωπος”.

Ovvero “L’uomo è misura di tutte le cose”.

L’interpretazione di questo frammento è tutt’ora dibattuta: cosa si intende per Uomo? L’umanità intera? L’accompagnatore dei piedi e delle patate? Il singolo individuo? Un insieme di individui accomunati da un’appartenenza culturale?
Probabilmente tutte le versioni (tranne la seconda) hanno la loro validità; noi per ora teniamo buone le ultime due.
Secondo Protagora, quindi, tutta la nostra conoscenza è relativa. Tutto ciò che affermiamo dipende da noi stessi, dalla nostra educazione e dai valori condivisi dalla società in cui siamo nati.
Proviamo ad applicare questa idea all’estetica: cosa sono il bello e il brutto? Dipende! Dipende da noi, da come siamo fatti, e da ciò che siamo stati abituati a considerare bello piuttosto che brutto.
Ciò che appare bello per noi può apparire brutto per qualcun altro.
Secondo il padre della sofistica anche tu, sì proprio tu, potresti essere bello!
Un concetto, questo, quasi universalmente accettato, ed affermato anche dal celebre proverbio partenopeo “Ogne scarrafone è bello a mamma soja”.

Quindi ricapitoliamo: il mese scorso vi ho detto che il Trash è esteticamente assoluto perché si basa sull’assolutezza del brutto.
Oggi, invece, vi dico che sia il bello che il brutto sono concetti relativi che dipendono dai nostri canoni.
Mi ero sbagliato? Mi sto sbagliando ora? Vi sto solo supercazzolando? Mi volete picchiare?

Vediamo di indagare meglio la faccenda e scopriremo che entrambe le affermazioni possono essere ugualmente vere.

Dalla bruttezza relativa…

Cominciamo con il prendere per vera l’impostazione sofista.
A sostegno di questa prospettiva possiamo elencare numerosi casi in cui i canoni di bellezza tipici di altre culture risultino per noi occidentali assolutamente brutti.
Pensiamo per esempio alle “donne giraffa” della tribù Kayan fra Birmania e Thailandia, o ai dilatatori labiali utilizzati da alcune tribù africane come i Mursi in Etiopia.

Donna Kayan
Una donna della tribù Kayan
Donna Mursi
Il labbro allargato di una donna Mursi

Ciò che ai nostri occhi può apparire come un brutto modo di modificare il proprio corpo risulta un simbolo di bellezza per queste culture.
Il discorso può estendersi a tutte le attività umane: dalla gastronomia (Squalo fermentato islandese per tutti?), all’arredamento, alla scultura, alla musica, ai film…
Volendo parlare di un caso un po’ più di tendenza possiamo citare il rito funebre ghanese che ha dato origine alla celeberrima Coffin Dance.
Ballare in modo molto allegro trasportando la bara del defunto è un’azione dei cattivo gusto? Per qualcuno sicuramente sì, per i parenti che hanno commissionato la cerimonia evidentemente no.

Quanto sto dicendo ora appare quasi una banalità: è normale.
E ci appare normale perché la società contemporanea ci ha abituato ad essere un po’ relativisti; siamo stati educati (giustamente) a riconoscere come il diverso possa essere bello se guardato con occhi diversi.
In tutti questi casi il brutto finisce per scomparire, divenendo “diversamente bello”.
Il vero Trash, quindi, è chiamato a superare questo ostacolo verso l’assolutezza.

…Alla bruttezza assoluta

Torniamo a Protagora:
L’uomo è misura di tutte le cose.
La bellezza si misura con canoni umani, i canoni della nostra cultura.
Brutto è ciò che non corrisponde ai canoni di bellezza del nostro contesto culturale.
È quindi possibile realizzare qualcosa che sia brutto per tutti? E come?
La soluzione teorica è semplice: bisogna mandare in tilt il sistema di riferimento. Polverizzare il contesto; privare l’uomo della capacità di misurare la bellezza rendendo inutili gli strumenti che la sua cultura gli ha dato.

Come si persegue questo obiettivo?
Il modo più comodo è unire fra loro elementi diversi, appartenenti a contesti culturali lontanissimi fra loro.
Torniamo all’esempio della Coffin Dance: è bastato unire al video della cerimonia funebre qualcosa di esterno al contesto (un brano di musica EDM) per trasformare una bruttezza molto relativa in un capolavoro del Trash.

Quando si parla di “diversi contesti culturali” non necessariamente dobbiamo intendere società differenti, ma possiamo considerare anche differenti ambiti della stessa cultura.
Per esempio possiamo pensare all’opera di Duchamp citata nel recente articolo di Pannetta94.
Un orinatoio è brutto? Di per sé no, se valutato nell’ambito dell’arredamento di bagni pubblici. Ma basta spostarne il contesto, metterlo in una teca da museo, chiamarlo “fontana” et voilà! la trashoneria è servita.

Se date un’occhiata a tutto il materiale caricato in questo sito vi renderete conto di come questo meccanismo stia alla base di una buona parte delle opere trash:
i piedi non sono trash, gli uomini nemmeno, i tuberi assolutamente no, ma Gli uomini con piedi con patate sicuramente sì!
Stesso discorso con coltelli e scarponi nella televendita di Miracle Blade, o con ogni singola parola della canzone su Luca Toni.
Volendo potremmo anche considerare i casi in cui si cerca di affrontare tematiche più o meno serie in contesti che non sono in grado di supportarle degnamente (ogni riferimento ad Adrian è puramente casuale).
Potremmo andare avanti con decine, anzi centinaia di esempi, ma lascio a voi il compito di trovarli.
Quello che interessa a noi teorici è il concetto generale. Alla logica Protagoriana del “Ogne scarrafone è bello a mamma soja” rispondiamo che uno scarafaggio con le gobbe è brutto! Sia secondo mamma scarafaggio che secondo mamma cammello.

Cammello Scarafaggio Trash
Nessun essere umano o animale potrebbe apprezzare questa cosa

Certo il “pastone di elementi random” non è l’unica strada per ottenere del Trash: se seguissimo infatti la prima interpretazione del frammento di Protagora (intendendo per “uomo” i caratteri comuni all’umanità intera) si aprirebbe la possibilità di indagare casi differenti.
Ma non possiamo spiegare tutto in un solo articolo, per oggi ci accontentiamo: siamo riusciti a far concordare una prospettiva relativista con un concetto di bruttezza assoluta e ne siamo soddisfatti.
Per farlo abbiamo preso sei parole di un sofista di 2400 anni fa, le abbiamo applicate a situazioni moderne e abbiamo condito il tutto con esempi un po’ a caso: forse, dopo tutto, anche quest’articolo ha seguito la ricetta segreta del Trash.

FONTI:
Per le informazioni su Protagora: Diels – Kranz, Die Fragmente der Vorsokratiker, 1903. Tr. It. a cura di Giovanni Reale, I Presocratici, Bompiani 2006, pagine 1545-1589.
Per le immagini delle donne Kayan e Mursi: Wikimedia Commons
Per la Coffin Dance: Canale Youtube DigiNeko.


Vercingetorige82
Dall'informatica alla filosofia, dalle religioni alla montagna, dalla psicologia alla forgiatura. Per me il Trash è una nuova frontiera del sapere (intanto che sgranocchio merendine atomiche).

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