Kung Pow: Enter the Fist – Recensione

Un pugno di demenzialità per una perfetta serata trash

La nostra storia con Kung Pow: Enter the Fist inizia con la leggerezza di chi pensa di sapere cosa lo stia per aspettare: un po’ di kung fu, una manciata di sana ignoranza, qualche personaggio improbabile, ma gli 81 minuti di imprevista follia a cui abbiamo assistito ci hanno fatto comprendere quanto l’uomo sia l’animale naturale del trash.

Voluto, cercato e realizzato secondo le teorie del cinema demenziale, Kung Pow è realizzato sovrascrivendo un’antica pellicola di “Hu He Shuang Xing” con scene ed effetti speciali, oltre a una completa riproduzione di doppiaggio e colonna sonora. La tecnica particolare non vi tragga d’inganno; lasciatevi raccontare Kung Pow: Enter the Fist nella recensione dell’Antica Trasheria del Corso.

Una trama sentita per Kung Pow

La storia di Kung Pow racconta una vendetta costruita su trame logiche dettate da situazioni surreali ma sempre coerenti con le trame del film. In 81 minuti il lungometraggio di Steve Oedekerk ha il merito di legare situazioni folli senza mai perdersi in se stesso.
La caratterizzazione a tutto tondo dei personaggi è un fattore sempre determinante per la riuscita di un buon film e in Kung Pow: Enter the Fist, data l’assoluta ricerca nel non voler creare un “buon film”, non esiste. I rappresentati della scena sono surrogati delle situazioni, esclusivamente funzionali alla scrittura di un riuscitissimo testo comico, ma soprattutto demenziale. Sorprende la puntualità con cui ogni figura del film del ‘76 sia stata integrata a forza, ma neanche più di tanto, nel doppiaggio e nel montaggio con le rispettive dinamiche narrative.
Se la nostra vita fosse un film e alla sceneggiatura ci fosse un individuo con una fervida fantasia e l’inclinazione a non chiedersi mai il senso delle cose, probabilmente saremmo i protagonisti di Kung Pow.
In questi aspetti è superbo, mancando puntualmente dove ci si aspetterebbe e per questo non aggiungo altro.

L’arte del trash è sempre arte

Quando sei una grande compagnia di distirbuzione come 20th Century FOX ma vuoi imitare i b-movie, puoi scegliere un’idea folle e inabissarti in essa a piacimento ma è evidente che non potrai toccare il fondo in quanto a produzione. Questo è inevitabile. Infatti, nonostante gli easter egg e la volontà di spettinare la produzione, è tutto fin troppo in ordine e quando non lo è si vede la manina del parrucchiere che ti ha fatto un’acconciatura “sbarazzina”, ma lungi dall’avvicinarsi alla confusione di una chioma selvaggia.

La qualità della realizzazione delle scene 3D è altalenante ma la volontarietà è a tratti palese. Trash, sì, ma si poteva osare anche di più.
Che dire invece del resto? Dall’idea alla realizzazione non ci sono intoppi. Il fluire delle scene è perfetto e gli incastri tra il vecchio film originale e questa “remastered” sono magistralmente diretti. La qualità qui può far solo che bene alla scorrevolezza del tutto e alle volte il lungometraggio risulta talmente ben realizzato da mascherare bene la sovrascrittura di alcune scene. Quando si nota, non è certo per sbaglio.

Poiché le prestazioni attoriali si instaurano su basi già realizzate, il doppiaggio che riscrive completamente i dialoghi entra a gamba tesa. Il nostro protagonista (anche regista e produttore), Steve Oederek, si supera centrando in pieno gli stilemi della recitazione demenziale. Grande performance, ma di trash in sé solo quanto basta.

kung pow recensione

Kung Pow è il trash studiato che si scopre e si realizza in una pellicola demenziale, che continua a scavare nel profondo baratro dell’ignoranza per sorprenderti. Tecnicamente volutamente trash, include un lavoro meticoloso della realizzazione di un film nel film, fortemente citazionista nei confronti dell’intera storia cinematografica. L’intera finzione sfrutta continuamente a suo vantaggio incongruenze di montaggio e tecniche del genere, trovando in esse le massime esplosioni trash del film. A cavallo tra la cinematografia cinese degli anni ‘70 e la comicità americana demenziale degli anni 2000, attingendo a piene mani dalla demenzialità tipica della comicità spinta a’ la Leslie Nielsen, è un film che quando può scegliere tra due strade imbocca sempre coscientemente quella più sbagliata e per questo non possiamo che adorarlo.

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FILM CONSIGLIATO!
  • Citazionismo
  • Combattimenti folli
  • Scena Post Credit
Trashometro: 86%
Buddybar
Cibo e videogiochi sono la dieta migliore che esista. Se si accompagna poi con del trash d'annata allora il banchetto è pronto. Webtrasher dell'Antica Trasheria.

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